Goethe – Tra la veglia e il sonno

di Umberto Riva

Nel dormiveglia fatto di pensieri non cercati, quando gli occhi pieni di buio cercano la luce, quando il caldo delle lenzuola ti accarezza, visioni simili a sogni che non sono più sogni, ti accompagnano verso il risveglio. Sogni sempre diversi, sogni che stanno a metà strada tra il reale e l’irreale. Reali nel pensiero irreali nella forma e nelle immagini. Persone e cose vestite di una patina a volte in toni di grigio a volte di colori che si stemperano in un bianco dalla indefinibile cornice. I sogni in bianco e nero, quelli svaniscono senza traccia alcuna. I sogni a colori, quelli rimangono quasi nella loro integrità. Si, i sogni a colori al risveglio restano presenti, integralmente, o quasi.

 

Quell’alba, quella mattina il quasi sogno fu a colori, colori non tenui, colori vivaci, imperiosi. Un sogno che non voleva e non poteva svanire.

Era molto di più di un sogno. Era una visione, era una grande visione.

A dominare la scena c’era un uomo.

Ero certo di non averlo mai visto, ma lo conoscevo, non potevo non conoscerlo..

Goethe.

Li davanti a me, c’era lui, proprio lui Goethe, il buon Wolfang Goethe. Sotto il braccio teneva un libro. Ne lessi il titolo.

Faust.

Nonostante fossi ancora in quel mezzo sonno fui pervaso da un gioioso stupore, fui cosciente di quale grande privilegio mi si riservasse. Uno stupore attivo che non mi mummificava, ma mi esaltava. Uno stupore che non ammutoliva, uno stupore che lasciava spazio alla domanda, ad una sola domanda, una domanda rivolta a non si sa chi.

Perché?

Perché è qui davanti a me, perché il massimo, il sommo poeta tedesco si mostrava a me, perché si mostrava a me tenendo sottobraccio proprio quel libro, il Faust?

I pensieri quelli istintivi, i pensieri quelli cercati erano li. I pensieri con la curiosità di sapere, erano svegli, si erano svegliati ed io con loro.

Non mi muovevo da sotto le lenzuola. Ero sveglio, era sveglia la mia mente, tutto era sveglio. Era sveglio il mio pensare.

Non mi muovevo spinto dal timore di malaugurate evanescenze.

 

Pensai.

Era il grande maestro che voleva parlarmi od era al libro che dovevo rivolgere la mia attenzione?

Muto sarebbe stato il sommo maestro, quindi era libro a rivestire quell’importanza psichicamente vitale.

Era il libro! Cosa voleva dirmi, come intendeva coinvolgermi quel meraviglioso Faustbuch? Cercava da me qualcosa, qualcosa che fosse contingente, qualcosa che in un moderno contesto con ed oltre lo Sturm und Drang, dicesse qualcosa?

Pensare, mi dissi, devi pensare. Ti devi concentrare e dedurre.

Cosa si voleva da me……..

Accostare. accostare, persone e cose. Creare similitudini, simmetrie. Scrutare intendimenti.

Espressioni.

Parlare, il libro voleva parlare. Voleva dirmi una verità:

tu uomo sei Faust, perchè tutti gli uomini sono Faust”.

Se è così, se fosse così, se potrebbe essere o, certamente, se cosi è, allora entrerò, l’umanità entrerà in quel Buch.

Entrerò in un libro dove c’è Faust, dove ci sono altri personaggi, altri attori della umana storia, dove tutto è espressione dell’umana esistenza e di ciò che va ben oltre l’umano essere.

 

Margherita, l’amore per cui Faust era disposto a tutto, e nella totale confusione mentale si vende e si danna l’anima.

Oggi, chi oggi è Margherita? O cos’è oggi Margherita?

Margherita lo scopo, è lo scopo, il fine primario del nostro essere, dei nostri desideri. Margherita è il danaro, le comodità, l’egoismo, ogni vizio che ci appaghi, che appaghi le nostre bramosie, che appaghi il nostro io. È il benessere al raggiungimento del quale siamo disposti a sacrificare anche la dignità.

 

Mefistofele. Il satana che acquisisce l’anima di Faust in cambio dell’amore di Margherita e dell’eterna giovinezza.

Mefistofele oggi è il padre padrone, è il sistema, quel sistema che ci assicura il benessere, quel benessere al di sopra di ogni cosa e di ogni etica, il sistema che dice “noi siamo i buoni, gli altri sono i cattivi”. Il sistema che vuol far credere di essere la civiltà. Il sistema che subdolamente suggerisce ogni tua scelta, che sostituisce con poche ed immediate gioie, ciò che nel domani, ti illude, potrebbe essere la felicità. Il sistema che con l’inganno ti rende schiavo, gioiosamente schiavo, con catene che non si vedono e che solo per un improbabile atto di ribellione, si sentono. Il vivere del sistema perchè il sistema vive di noi.

 

L’Anima. La moneta di scambio. Il contratto di cessione e di compravendita, la scommessa con Mefistofele.

L’anima che è rimasta quale moneta di scambio, l’anima quella che ci rende liberi, quella che ci dovrebbe rendere liberi. È la libertà, nell’umano contesto, la moneta di scambio, quella libertà che abbiamo ceduto al sistema in cambio del benessere. La libertà che abbiamo dato in gestione a quei falsi profeti, all’inganno dei dei falsi profeti che ci ingannano facendoci credere di essere liberi. Disarmati a tal punto che non ci importa o non ci interessa il perdere. Vince il diavolo, vincerà il sistema.

 

Quel velo di sudore che non è più dono di un riposante sonno, ma è ansia,apprensione e malessere, si raffredda e pervade prima la fronte e poi il corpo tutto.

Pensare, pensare a questo. Pensare alla nostra triste sorte, alla irreparabile sorte di noi Faust.

 

È questa la fine? È questo il nostro percorso? è un percorso obbligato senza diritto di scelta?

Io grido no! No! Spero e credo di no!

Il pensiero, il mio pensiero, credo anche il pensiero di tutti va oltre, va oltre perchè deve andare oltre. Il pensiero, di quel pensiero che congiunge la fede illuministica della ragione esplorante alla nuova fede idealistica e si fonde nell’azione ed anche in quel concetto marxiano dell’uomo visto come prodotto del suo lavoro e non della schiavitù dettata dal sistema.

 

Vorrei, in quel momento avrei voluto che il grande poeta tedesco col suo bel libro sotto il braccio fosse veramente lì. Volevo potergli dire:

Mefistofele, signor Goethe, il mio Mefistofele, così come il suo, non vincerà”.

E’ destinato a perdere , perderà anche la scommessa. Certamente l’uomo sbaglia e sa di sbagliare, per cui prima o dopo si accorgerà di sbagliare perchè questa è la sua natura. È proprio per questo che riuscirà a vedere, sempre, oltre lo sbaglio”.

 

Carissimo Faust,

tu hai ben pensato di cedere l’anima a Mefistofele per assicurarti l’eternità. Ti sei privato di ciò che in te, come in me ed in tutti, rappresenta la vita oltre la materia.

Alla fine spinto da enne ragioni che interessano il tuo aedo, ma non interessano me od i tuoi lettori, hai chiesto a Mefistole, rinunciando all’eterna giovibezza ed all’immortalità, di restituirti l’nima.

 

Mi chiedo, caro Faust, e ti chiedo, cosa ne farai dell’anima? Il mio non è un gioco di intenti. Spiego il senso della domanda. Se l’anima rappresenta nel corpo che la ospita, l’eterno, dal momento che quel corpo è diventato eterno per opera di Faust, cosa potresti mai fartene dell’anima. Quell’anima che alla fine non andrebbe né in paradiso né all’inferno essendo queste mete riservate ai morti.

Carissimo Faust, tienti la vita eterna e lascia perdere l’anima dal momento che a niente può servirti, a meno che, a meno che non ti sia stancato dell’esistenza, della tua esistenza, dell’esistenza del mondo. Cosa facile ed estremamente capibile. Certo, la vita non è un dono, anzi vorrei aggiungere che il vivere che il continuare a vivere che aspirare alla inesauribilità della vita terrena, dimostra quanto siamo vigliacchi.

 

Orbene, caro il mio Faust, ciò detto, giunti a questo punto, rivedi tutto e poi comportati come credi.

Come dici? Cosa farò io, quale sarà il mio comportamento? No, non te lo dico non vedo perchè te lo dovrei dire. Esiste, vedi caro Faust, esiste un fattore dirompente. Io, mai mi venderò l’anima, per me è cosa troppo importante. L’anima, almeno la mia, è l’unica ragione di vita. Io ci dialogo, chiedo consugli, e qualche volta le dò consigli. Per me l’anima, la mia anima è la sacralità del mio esistere, e l’univa ragione per esserci.